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Verilog
Un governo che odia l’autonomia dei giudici di GIORGIA SERUGHETTI Una legge contro l’autonomia della magistratura? «Falso!». Quando all’inizio di quest’anno uscirono le prime affissioni del comitato Giusto dire No al referendum sulla giustizia, con lo slogan «Vorresti giudici che dipendono dalla politica?», il fronte del Sì reagì con durezza, accusando i promotori di diffondere fake news e manipolare l’opinione pubblica. Con la riforma Nordio, sostiene il governo, la magistratura resterà autonoma e indipendente, come stabilisce la Costituzione. Ma allora perché, da qualche settimana a questa parte, non passa giorno senza che un esponente della maggioranza attacchi i giudici? Perché ogni nuovo fatto di cronaca viene piegato a servire questo bombardamento quotidiano contro il terzo potere dello stato? Attacchi continui Giorgia Meloni, dopo aver invitato a «non politicizzare il referendum», si è impegnata nei giorni scorsi in prima persona ad alzare il tono dello scontro, accusando «una parte politicizzata della magistratura» di «ostacolare ogni azione volta a contrastare l’immigrazione illegale di massa». La contesa su questo terreno è aperta da tempo. Ma l’offensiva è ormai a tutto campo. Non serve ricordare le dichiarazioni sconcertanti del ministro Carlo Nordio sul funzionamento dell'organo di autogoverno della magistratura, il Csm, secondo «meccanismi paramafiosi» che il sistema del sorteggio previsto dalla riforma andrebbe a contrastare. Prima c’è stata la strumentalizzazione delle violenze di piazza a Torino del 31 gennaio, con il governo che ha parlato di «lassismo» dei giudici, e la magistratura costretta a difendere la propria indipendenza nell’applicazione delle leggi. Poche settimane fa, poi, è arrivata la decisione del Tar della Lombardia di sospendere il Daspo urbano per alcuni ragazzi fermati dopo gli scontri alla stazione Centrale nel giorno del corteo pro Gaza di settembre. La presidente del Consiglio si è scagliata contro i giudici che mettono in libertà i «delinquenti», vanificando lo sforzo del governo e delle forze dell’ordine. Persino la strage di Crans-Montana ha finito per essere piegata alla narrazione di uno scontro inevitabile tra potere politico e magistratura, per quanto in quel caso la magistratura in questione fosse quella svizzera. Decisioni giuste? Tra accuse, insulti e delegittimazioni, il messaggio è chiaro: la riforma permetterà al governo di assicurare che il sistema della giustizia produca decisioni «giuste». Ma giuste per chi? Giuste perché allineate alla volontà politica del governo? Se il fronte del Sì vuole convincerci che non esista alcun rischio di autonomia della magistratura, la campagna che il governo e la maggioranza stanno conducendo induce a pensare esattamente il contrario. Induce, soprattutto, a pensare che questo sia lo spirito della legge, anche al di là della lettera. O, in altri termini, che questo sia il rischio concreto che si annida tra le pieghe della riforma. L’ha detto nel modo più eloquente possibile Alessandro Barbero in un incontro recente alla Casa della cultura di Milano, esaminando il possibile sbilanciamento nei rapporti di forza tra membri “laici” e “togati” del nuovo (anzi dei nuovi) Csm. «Naturalmente», ha detto lo storico, «è possibile che nessun governo voglia mai approfittarne», di questa possibilità di controllo ravvicinato sui magistrati, ma «a me basta che la nuova architettura istituzionale permetta quel rischio per dire che non andrei a cambiare una cosa che per il resto non vedevo motivo di cambiare». L’ostilità alla magistratura indipendente è uno dei tratti più caratteristici delle forme di governo populiste con tratti autoritari, dall’Ungheria di Viktor Orbán agli Stati Uniti di Donald Trump, modelli a cui Giorgia Meloni non ha mai fatto mistero di guardare con simpatia. Perché allora dovremmo credere che con questa riforma il rischio di compromissione dell’equilibrio dei poteri non esista? E come pensare che questo rischio non ci sia quando l’intera campagna elettorale del governo è imperniata sull’attacco alla magistratura non allineata? E se il rischio esiste, perché dovremmo correrlo?
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