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Argentina, giornata di lavoro da 12 ore e straordinari non pagati

La reazione all’imponente progetto ultraliberista di Milei che riscrive le regole del mondo del lavoro. La riforma è stata approvata dalla Camera dei Deputati. Ora il disegno di legge passerà al Senato

di LUISA FOTI


“La libertad avanza, los derechos retroceden”: con un gioco di parole con il nome della coalizione di governo, Página/12 commenta così in homepage l’approvazione alla Camera dei Deputati della riforma del lavoro voluta da Milei.

Approvata il 20 febbraio con 135 voti favorevoli, 115 contrari e nessun astenuto – nonostante un tentativo di sospendere la seduta del blocco di Unión por la Patria – è stata definita la legge più ultraliberista della storia perché va a favorire le grandi imprese e smantella i diritti dei lavoratori.

Secondo chi l’ha fortemente voluta, l’obiettivo è la «modernizzazione» – per «generare vero impiego, prevedibilità e maggiore libertà economica», come ha dichiarato Milei – mentre sindacati e opposizioni la criticano profondamente in quanto riduce il peso dello Stato, limita le tutele tradizionali e aumenta la flessibilità.

Tra le misure più contestate c’è lo sdoganamento della giornata lavorativa fino a dodici ore e l’istituzione di una “banca delle ore”, che permetterà di compensare gli straordinari con i riposi senza pagarli. Molto discussa anche la riduzione dell’indennità di licenziamento: il calcolo non si baserà più sulla migliore retribuzione ma solo sul salario base, con l’esclusione di ferie, tredicesima e premi. Un’altra norma istituisce il meccanismo di conferimento dei compensi in natura, non solo in denaro. La Camera ha salvato uno degli articoli più controversi dedicato al Fondo di Assistenza al Lavoro, e ci sono anche disposizioni che restringono il diritto di sciopero e di assemblea durante l’orario lavorativo; previsto inoltre l’indebolimento dei contratti collettivi di settore in favore degli accordi aziendali.

Viene colpita anche la stampa: dopo l’istituzione del famoso “Ministero della verità” nei giorni scorsi, il provvedimento prevede infatti l’abrogazione dell’Estatuto del Periodista Profesional che regola i diritti dei giornalisti professionisti e li tutela con regole specifiche su licenziamenti, orari e indennità. La proposta ha suscitato forte opposizione da parte di sindacati e associazioni, con oltre tremila giornalisti che hanno firmato appelli contro l’abrogazione e sindacati come SipreBa e Fatpren che parlano di “attacco alla libertà di stampa”.

Per l’opposizione, è un fallimento totale, una retrocessione: «La legge riporta alla schiavitù», ha dichiarato il parlamentare Pietragalla, mentre la deputata Teresa García l’ha definita “già morta” rispetto agli evidenti profili di incostituzionalità. La Confederación General del Trabajo ha denunciato che la riforma mette a rischio tutele storiche dei lavoratori, incluso il diritto di sciopero.

Le proteste, la rabbia sociale e la situazione economica

Alla vigilia del voto – mentre Javier Milei era a Washington al Board of Peace – i sindacati hanno proclamato uno sciopero generale di 24 ore che ha paralizzato il Paese con voli cancellati e servizi essenziali ridotti al minimo.

Nelle strade della capitale argentina sono esplosi violenti scontri tra manifestanti e polizia nei pressi del Congresso, con lanci di pietre, barricate improvvisate e cariche della polizia con gas lacrimogeni, idranti e proiettili di gomma. Si contano già decine di arresti e feriti. Addirittura, nei giorni scorsi, le forze dell’ordine avevano avvisato la stampa di non andare alle proteste: l’area sarebbe stata considerata “zona operativa”, con rischio di incidenti, uso della forza per disperdere i manifestanti e possibili fermi anche tra i presenti.

La rabbia sociale è esplosa perché la riforma rappresenta l’ennesimo colpo allo stato sociale in un contesto economico difficilissimo: dopo aver toccato il 211% nel 2023 e il 118% nel 2024, l’inflazione in Argentina è scesa al 31,5% nel 2025, secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica (INDEC), segnando un drastico ridimensionamento rispetto ai livelli di iperinflazione recenti. Il miglioramento dei prezzi, però, non si è tradotto in un rafforzamento del mercato del lavoro: la disoccupazione resta intorno al 7%, a cui si aggiunge il 40% di occupazione informale, vale a dire lavoro privo di tutele contrattuali e previdenziali.

Dopo il voto dei deputati, il disegno di legge passerà al Senato per l’approvazione finale. Se verrà approvato nuovamente, cosa succederà? Saranno i giudici costituzionali della Corte Suprema a salvare la democrazia dalle derive ultraliberiste?