Allarme Istat sull’Italia. Il Pil si ferma allo 0,5% e il deficit supera il 3% Il ministro Giorgetti: “La causa del passivo più alto è il Superbonus” In rialzo debito e pressione fiscale. Le opposizioni: “La Caporetto di Meloni” di PAOLO BARONI Il dato è ancora provvisorio, quello definitivo arriverà solo il 22 aprile, ma intanto le nuove stime dell’Istat sull’andamento dei conti pubblici italiani riservano una cattiva sorpresa per il governo. Mentre la crescita del Pil viene confermata allo 0,5%, dato asfittico su cui tutte le previsioni compresa quella del governo si erano assestate da tempo, a sorprendere (e a scatenare una raffica di critiche da parte dell’opposizione) è la stima deficit che il nostro istituto di statistica per il 2025 fissa al 3,1% mandando in frantumi la speranza di poter uscire in anticipo dalla procedura d’infrazione aperta dalla Ue contro l’Italia per il deficit eccessivo. «È un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat», ha commentato ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, indicando nel «colpo di coda del Superbonus condomini» la «causa principale del dato di oggi». In ballo, oltre a maggiori margini in vista della legge di bilancio per il 2027, anno politicamente impegnativo perché si tornerà a votare per rinnovare il Parlamento, c’è soprattutto il rischio di non poter aumentare le spese per la difesa e questo fa dire al ministro degli Esteri Antonio Tajani che «sulla difesa Nato andiamo avanti, procediamo su quello, adesso vedremo quali saranno i dati definitivi». Secondo i calcoli dell’Istat, nel 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil in volume dello 0,5% rispetto al 2024 toccando quota 2.258 miliardi di euro. Lo sviluppo è stato stimolato dal contributo della domanda nazionale, mentre sono stati negativi sia il contributo della domanda estera netta (-0,7 punti) sia la variazione delle scorte (-0,2 punti). Il rapporto tra indebitamento delle amministrazioni pubbliche e Pil al 3,1% è comunque risultato il discesa rispetto al -3,4 del 2024 ma lontano da quel 2,98% stimato ottimisticamente a novembre da Eurostat che faceva ben sperare Giorgetti e tutto il governo. Anche il saldo primario è migliorato, passando da +0,5% a +0,7%. Il debito pubblico è salito dal 134,7% del Pil del 2024 al 137,1% (contro il 136,2% stimato dal governo nel Documento programmatico di finanza pubblica) con la spesa per interessi cresciuta poi dell’1,9%. In netto aumento (di 0,7 punti) anche la pressione fiscale, salita ben oltre le stime del governo al 43,1%, dato più alto dal 2014 a oggi. «I dati Istat di oggi sono la Caporetto del governo» sostiene l’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani. «Certificano i risultati assolutamente insoddisfacenti della politica economica del governo - sostiene il responsabile economico dem, Antonio Misiani -. Di fatto, siamo in una condizione di semi stagnazione, con una dinamica dell'economia ben al di sotto della media europea. Senza gli investimenti del Pnrr l’Italia avrebbe chiuso l’anno in recessione». I 5 Stelle parlano di «un paese strozzato dall’austerity» e col vicepresidente Stefano Patuanelli replicano poi al ministro dell’Economia sostenendo che «il Superbonus non influisce sul deficit. Nonostante la folle austerità che avete imposto e il record di pressione fiscale che avete raggiunto, non siete nemmeno riusciti a portare il deficit sotto il 3%». «Il Paese arranca», sostiene l’Unione nazionale consumatori, mentre per la Cgil accusa il governo «di aver fallito su tutta la linea sposando senza se e senza ma l’austerità del nuovo Patto di Stabilità, e finendo per penalizzare salari e pensioni». Dal fronte della maggioranza, secondo Fratelli d’Italia «la possibilità di uscire, in anticipo, dalla procedura di infrazione non è ancora sfumata - sostiene il presidente della commissione Bilancio del Senato, Nicola Calandrini- e i dati dimostrano che gli sforzi governativi non sono stati vani», ma «pesa ancora il macigno del Superbonus». La Commissione europea, che ieri ha semplicemente preso atto dei nuovi dati dell’Istat, presenterà il 3 giugno la sua valutazione del percorso di bilancio dei Paesi membri. Prima di questo passaggio i dati definitivi dovranno essere trasmessi a Eurostat che dopo averle validate pubblicherà le statistiche di finanza pubblica il 22 aprile. E solo allora si capirà il destino del nostro Paese.