Spin Time: Occupazione, Bollette e Risarcimento
"Per l’elemosiniere di Bergoglio paghiamo noi il conto: 21 milioni.Viminale condannato per il mancato sgombero dello Spin time di Roma: il cardinale Krajewski aveva tolto i sigilli messi perché nessuno pagava l’elettricità. I Vip di sinistra applaudivano: adesso il contribuente sborsa"
La vicenda che coinvolge lo Spin Time Labs di Roma (l'ex palazzo INPDAP in via Santa Croce in Gerusalemme) e il Cardinale Konrad Krajewski è un intreccio complesso di cronaca giudiziaria, questioni umanitarie e scontri politici.
Ecco una ricostruzione imparziale dei fatti per capire come si è arrivati alla cifra di 21 milioni di euro.
1. L'origine: L'occupazione e il "colpo di teatro"
Tutto inizia nel 2013, quando il palazzo (di proprietà di un fondo immobiliare, Investire Sgr) viene occupato da circa 450 persone, tra cui molte famiglie con bambini e disabili, supportate dal movimento Action.
Il momento di svolta avviene nel maggio 2019:
A causa di debiti pregressi per le bollette elettriche (circa 300.000 euro), la società fornitrice stacca la luce.
Il Cardinale Krajewski, elemosiniere del Papa (soprannominato ironicamente dai detrattori "Don Bolletta"), scende personalmente nel pozzo della centralina e rompe i sigilli, riattivando la corrente elettrica.
Il gesto viene rivendicato dal Cardinale come una necessità umanitaria per evitare che centinaia di persone restassero al buio e senza frigoriferi.
2. La battaglia legale: Perché "paghiamo noi"?
Il titolo "paghiamo noi" si riferisce a una recente sentenza che chiama in causa lo Stato. Ecco i passaggi chiave:
La mancata esecuzione dello sgombero: La proprietà dell'immobile aveva chiesto più volte lo sgombero, che era stato ordinato ma mai eseguito dalle forze dell'ordine per motivi di ordine pubblico e per la difficoltà di ricollocare centinaia di persone fragili.
La condanna del Viminale: I proprietari hanno fatto causa al Ministero dell'Interno (Viminale) sostenendo che l'inerzia dello Stato nel liberare l'edificio abbia causato loro un enorme danno economico.
Il risarcimento: I tribunali hanno stabilito che, se lo Stato decide di non sgomberare per evitare disordini, deve indennizzare il proprietario privato. La cifra di circa 21 milioni di euro (secondo le stime citate dalla stampa) è la somma dei danni per il mancato utilizzo dell'immobile e per il deprezzamento dello stesso.
3. Le diverse chiavi di lettura
Come puoi immaginare, la vicenda viene letta in modi opposti a seconda della sensibilità politica:
Critica (destra/centro-destra): Si punta il dito sull'illegalità dell'occupazione e sul gesto del Cardinale, visto come un incentivo all'abusivismo. Il concetto è: "Un alto prelato viola la legge, la politica di sinistra lo sostiene moralmente, e alla fine il cittadino paga il conto dei danni attraverso le tasse".
Difesa (movimenti sociali/sinistra): Si sottolinea che lo Spin Time non è solo un "palazzo occupato", ma un centro culturale e sociale che offre servizi (ambulatori, doposcuola, teatro) in un quartiere difficile. Il gesto del Cardinale è visto come un atto profetico di carità che mette la dignità umana sopra le regole burocratiche.
In sintesi
Il paradosso è che il debito non è "la bolletta" in sé, ma il mancato sgombero. Lo Stato si è trovato tra l'incudine (il diritto alla proprietà privata) e il martello (il problema sociale di 450 persone in strada), e i giudici hanno stabilito che il costo di questa scelta non può ricadere sul privato, ma sulla collettività.
Approfondiamo gli aspetti politici e la situazione attuale degli occupanti dello Spin Time, che rappresentano il cuore del dibattito pubblico su questa vicenda.
1. I risvolti politici: uno scontro tra modelli di città
La politica si è divisa non solo sulla legalità dello sgombero, ma sull'idea stessa di cosa debba essere quello spazio.
Il centro-destra (Lega, FdI, FI): Ha sempre usato lo Spin Time come simbolo di un presunto "lassismo" delle amministrazioni di sinistra. La critica principale è che tollerare un'occupazione di tali dimensioni crei un precedente pericoloso: se un'azione illegale (l'occupazione) viene "premiata" con la permanenza e i servizi, si danneggiano i cittadini onesti in lista d'attesa per una casa popolare. La recente sentenza dei 21 milioni è stata usata come prova del fatto che l'illegalità ha un costo diretto per le tasche dei contribuenti.
Il centro-sinistra e le amministrazioni romane: La posizione è stata spesso ambivalente. Da un lato, c'è l'obbligo legale di eseguire gli sgomberi; dall'altro, la consapevolezza che sgomberare 450 persone senza avere case alternative creerebbe una crisi umanitaria e di ordine pubblico ingestibile. Durante la giunta Gualtieri (ma anche con la precedente giunta Raggi), si è cercata una mediazione: lo Spin Time è stato inserito in una lista di immobili da "regolarizzare" o acquisire al patrimonio pubblico per trasformarlo in un progetto di edilizia sociale e culturale, proprio per sanare la situazione di illegalità senza gettare la gente in strada.
2. Com'è la situazione degli occupanti oggi?
Nonostante la sentenza di risarcimento al proprietario, il palazzo è ancora occupato e la vita all'interno prosegue come una sorta di "esperimento sociale":
Chi ci vive: Attualmente risiedono nell'immobile circa 130-150 nuclei familiari (circa 450-500 persone). Molti sono stranieri, ma ci sono anche molti italiani che hanno perso il lavoro o non possono permettersi gli affitti di Roma.
Cosa succede dentro: Spin Time non è solo un dormitorio. È diventato un centro polifunzionale che ospita:
Un’osteria e una birreria artigianale.
Un teatro e una sala concerti.
Un ambulatorio medico gratuito.
Uno sportello di assistenza legale e un doposcuola per i bambini.
L'aspetto economico: Gli occupanti hanno spesso dichiarato di voler pagare le utenze (e in parte lo fanno tramite le attività commerciali interne), ma il problema resta il titolo di possesso dell'immobile, che essendo un'occupazione non permette contratti regolari standard per l'elettricità su scala industriale.
3. Il futuro: l'ipotesi della "trasformazione"
La sentenza dei 21 milioni mette pressione al Comune di Roma e al Governo. Ci sono due strade possibili:
Lo sgombero forzato: Ora che lo Stato deve pagare i danni, il Viminale potrebbe essere spinto a procedere con la forza. Tuttavia, ricollocare 450 persone richiederebbe un piano casa monumentale che al momento il Comune non ha.
L'acquisizione pubblica: Il Comune di Roma ha manifestato l'interesse di acquistare l'edificio dal fondo proprietario (usando in parte fondi del PNRR o bilanci comunali) per trasformarlo ufficialmente in un polo di social housing e servizi. In questo modo, l'occupazione finirebbe e diventerebbe un progetto pubblico regolare.
In sintesi: La vicenda è passata da essere un "semplice" problema di ordine pubblico a un dilemma economico e morale: è meglio pagare 21 milioni di risarcimento a un privato per un'immobile vuoto o investire cifre simili per trasformare quel luogo in un servizio pubblico regolare? Su questo punto il dibattito resta accesissimo.